Stagionatura 2014–2015

La stagionatura 2014-2015, osservata a posteriori, può essere considerata una tra le più ricche di soddisfazione per i rozzi pigiamati di periferia. Ma tale agreste gratificazione va inquadrata nella loro totale dipendenza ed invidia nei confronti della squadra della Capitale, e nell’ottica del trovare senso alla propria esistenza solo nel rosicare per qualsiasi cosa che premi la Roma.

Già nel calciomercato estivo 2014 i burinotti si vedono soffiare dai giallorossi una delle potenziali perle del proprio mercato, il difensore del Cagliari Astori. Il centrale italiano, difronte alla scelta di dover fare da titolare per la squadra degli scoloriti o da panchinaro nella squadra della Capitale, non ha alcun dubbio, e preferisce Roma. Ciò che lascia i romanisti nell’indifferenza, piomba i periferici nella disperazione. Il loro direttore sportivo – Igli Tare, ex scafista sulla tratta Tirana-Brindisi – accompagnato da un’assordante orda dei cafoni supporter, piomba in piena notte al ritiro estivo del Cagliari, ma deve fare mestamente marcia indietro davanti alle evidenze. La Lanzie mette allora sotto contratto l’olandese De Vrij, cui i caciottari attribuiscono la dichiarazione che avrebbe preferito giocare coi bianco-scoloriti piuttosto che con la Roma, offerta della quale avrebbe sdegnosamente rifiutato. Interpellato dai giornalisti, il povero neerlandese cade dalle nuvole, ma fa capire che se solo avesse avuto il sentore che la Roma fosse stata interessata a lui, mai si sarebbe accasato nel Comune di Formello.

Prima dell’inizio del campionato i tifosi della ladsie sono costernati, calpestati dal loro costante pensiero per la Roma. La squadra della Capitale è considerata, assieme alla Juventus, la maggior candidata alla vittoria del titolo. Per di più la Roma ha acquistato Juan Manuel Iturbe, giocatore che l’anno precedente aveva fatto il diavolo a quattro nella partita all’Olimpico contro di loro.

Come da copione, la Roma parte alla grande, mentre la ladsie bivacca tra il centro e la bassa classifica, accumulando pareggi e sconfitte. Ma poi in quello che è uno dei campionati più ridicoli di sempre, dove giocano squadre mediocri e pessime, qualcosa si inceppa. La Roma già da fine ottobre smette di giocare a calcio, cominciando sin da allora a trotterellare stancamente in campo, e senza alcuna idea. Quasi senza segnare più. Contemporaneamente le altre squadre che dovrebbero ambire ai piani alti della classifica, come Napoli e Fiorentina, hanno un andamento molto deludente, e decisamente incostante. Ciò lascia spazio a squadre di seconda e terza fascia, come Genoa, Sampdoria, ed addirittura la Ladsie, che si intrufolano ai piani alti della classifica.

Arriva lo scontro che dà senso ai lanziesi: giocare contro la squadra di Roma. Nel girone d’andata una Roma ridicola – dopo essere andata sotto di due gol – pareggia contro di loro grazie ad una doppietta del suo Capitano, che i lanziesi danno per finito già dal 2007. va sottolineato che i formellesi odiano in maniera particolare Totti perché notoriamente loro non hanno idea di cosa sia avere una bandiera, un simbolo, visto che in genere quando ne hanno uno, lo vendono dopo massimo un paio di stagioni. Il rosicamento, motore della lanzialità, sale a livelli da record.

Lo stadio Olimpico (lo stadio di Roma dove i giocatori di Formello sono ospitati) durante l’anno è quasi sempre vuoto, ma si riempie di botto quando la Ladsie si avvicina pericolosamente alla Roma, sino a superarla per una giornata. Finalmente il tifoso lanziese ritrova il senso della propria esistenza! Sa bene che in sé come tifoso non esiste, bensì non è altro che un omuncolo che odia Roma, i suoi cittadini, la sua squadra, ed i tifosi della squadra della Capitale. Poter rivaleggiare contro Roma per il formellese è l’unica cosa che conta, anche se – ricordiamo – è nella sconfitta, nella sofferenza, che il lanziese si sublima.

L’occasione per il quasi definitivo sorpasso avviene quando la Roma – in una anticipo – perde anche a Milano contro un Milan inguardabile. La lanzie, battendo l’Inter, può mettere una seria ipoteca sul secondo posto. La partita all’Olimpico contro l’Inter rappresenta uno dei punti più alti della storia bianco-scolorita: il loro “Oh, noooooo” di alcuni anni prima, quando si scansarono per agevolare la vittoria del campionato dell’Inter (all’epoca avversaria della Roma), ha il suo giusto contrappasso. Vengono sconfitti grazie ad una doppietta de “lu profeda”, ex loro stella, che nell’Inter odierna (quella di metà classifica) spesso scalda la panchina. È nel vedere Hernanes volteggiare nella sua proverbiale piroetta nel celebrare i gol che l’Olimpico ammutolisce, ed il tifoso burino si commuove nel godere di tanta sofferenza (sconfitta, e venir irrisi) che un suo figlio le dà.

Nel frattempo si riapre la questione Mauri. Ulteriori deposizioni di criminali dell’Est Europa confermano il coinvolgimento del capitano della Podistica nella compravendita di partite. Il Popolo agreste si stringe ancora di più attorno al suo capitano, ed ai valori di corruzione e criminalità che rappresenta, virtù storicamente patrimonio “morale” della lanzialità, coinvolta in (per non dire “protagonista di”) tutti gli scandali che il calcio italiano abbia attraversato.

Per strane convergenze astrali, i bifolchi si ritrovano in finale di Coppa Italia, contro la Juventus, fresca vincitrice del campionato. Subito gonfiano il petto (e nel farlo a non pochi scappano dei villici rutti), tracotanti, orgogliosi di essere in due finali, anche quella della ridicola Supercoppa Italiana. Omettono però di menzionare che l’accesso a questa ultima sfida non è ascrivibile a loro merito, ma solo al fatto che l’altra finalista, la Juve, aveva vinto già il campionato. E poi – ovviamente – vincerà anche la Coppa Italia, pur mettendo in campo molte riserve.

Uno dei campionati più ridicoli della storia del calcio italiano alla penultima giornata offre una situazione inverosimile: la squadra di Formello si ritrova a solo un punto dalla squadra della Capitale, e vincendo la scavalcherebbe, ipotecando il secondo posto in campionato e l’accesso diretto alla Champion’s League. Il presidente dei caciottari, che gestisce anche la Lega Calcio, fa spostare dalla domenica al lunedì la partita, per far riposare di più i propri giocatori, reduci dalla finale di Coppa Italia pera contro la Juve. Si tratta di un unicum, mai verificato prima nella storia del calcio italiano, ma Lotito gestisce la sua cricca come vuole.

Malgrado questo, nella partita di ritorno contro la Roma si verifica ciò che la storia da sempre legittima: i burini vengono sconfitti, con gol romanisti di Iturbe – che l’anno precedente aveva sorpreso i burini per le sue doti calcistiche, ma che nella Roma stava disputando un campionato ridicolo – , al secondo gol stagionale, e grazie al primo goal in serie A del difensore Yanga-Mbiwa, che in questa partita prende il posto proprio di quell’Astori che sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello del calciomercato landsiese. La Roma va a +4, oramai irraggiungibile ad una giornata dalla fine del campionato, e nei fatti la Lanzie dà alla squadra di Roma il secondo posto e la qualificazione diretta alla Champion’s, con gli introiti economici (si parla di €50 milioni) ad essa conseguenti. Anche nella tribuna VIP scende il gelo, ed il gruppo musicale Cugini di Campagna (nomen, omen), là presente per tifare lanzie, rimane senza voce. Il rosicamento è ai massimi storici, ed il lanziese neanche riesce più a pensare a quella stupida storia della “goppa ‘n fazza”. I burini, sconvolti, si guardano tra loro, sgomenti, e gli si strozza in gola pure il sempiterno biascicare di quei baluardi concettuali che sono alla base della loro cultura: “1900”, “avemo portato lu carcio a Roma”, “a Sora Lella”…

Già sprofondati nel ridicolo più profondo, come al solito, il loro malvivente presidente prova il colpo da fuoriclasse della pagliacciata, tentando di farsi assegnare il campionato 1914-1915, di solo 100 anni prima, detenuto dal Genoa. Altrimenti pretende che si giochi la finale col Genoa, saltata per la guerra mondiale, con gli stessi calciatori dell’epoca. A chi gli fa notare che sono tutti morti il presidente della Podistica risponde “Ego sum Lotito, et altrorum nun contan nu cazzorum”, e che in Lega si fa quello che lui decide.

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Stagionatura 2013-2014

Grazie alle amicizie tra LoTito e Galliani, il capitano galeotto Mauri per il calcio-scommesse ottiene solo una modesta squalifica di 6 mesi per omessa denuncia, ed una insignificante ammenda va alla lazio.

L’anno calcistico della Podistica più famosa del lazio inizia alla grande: per la prima volta la finale della recente ed insignificante partita di supercoppa italiana (nata nel 1989 per esigenze televisive) si gioca nello stadio di riferimento della squadra vincitrice della coppa italia.

I bifolchi pigiamati, ancora increduli che la squadra della Capitale abbia loro consegnato quella coppetta senza valore, affrontano col solito sistema tattico 1-9-1 (portiere-tuttidietro-Klose) la Juventus, che però già al 12° del secondo tempo si porta sul 4-0 e chiude la partita. Grande è la gioia degli scoloriti, euforici non solo della sconfitta (è nel dolore che il lanziese si esalta) ma di aver perso contro la da loro amata Juventus, squadra della quale erano società satellite già negli anni ’80. Va altresì segnalato che in questi 25 anni in cui s’è disputata questa partita, si tratta del risultato più netto e più pesante. Un altro grande record di cui il burino lanziese può fregiarsi, ed andar a petto gonfio!

Inizia il campionato, ed il tifoso della lazio si abbona come sempre ai canali TV a pagamento per seguire le partite della Roma, e poterla gufare. Perché, come è risaputo, il laziale non esiste, ma è un anti-romanista: è nell’odio contro la squadra della Capitale che trova motivo di esistere, e legittimazione della propria identità. Per loro disgrazia la Roma comincia il campionato alla grande. Ai laziali non rimane che continuare ad esultare al minuto ’71 di ogni partita (anche quando perdono) per gongolarsi della più significativa vittoria della loro storia, la coppa italia del maggio 2013. Già dopo una manciata di giornate i supporter della Podistica hanno come unico obiettivo il derby di ritorno (dopo aver perso quello di andata per 2-0), e – dopo essere stati schiacciati dalla Juve a Torino per 4-1 – attendono speranzosi di poter perdere anche la partita di ritorno contro la Juve, al fine di agevolare la maggior antagonista della Roma in Campionato, come già fatto anni prima contro l’Inter, dove i giocatori in campo consegnarono la vittoria ai nerazzurri senza di fatto giocare la partita.

Il lungo fine settimana calcistico del 18-20 ottobre sarà drammatico per il popolo agreste. Mentre la squadra della Capitale batte anche il Napoli e si conferma prima, con il bottino pieno di 24 punti in 8 partite, la compagine biancobuzzurra viene sconfitta dai nemici di sempre, l’Atalanta (suum cuique…), che scavalcano in classifica i penosi pigiamati. A fine partita non si presenta neanche il pullman che doveva riaccompagnare i giocatori caciottari all’aeroporto per prendere il solito volo low-cost prenotato da LoTirchio. Ma la tragedia si consuma quando la Fiorentina, guidata dall’ex romanista Montella (che tante pene ha inflitto ai villici di Formello), recupera da uno 0-2 contro la Juve per vincere 4-2. La Roma si porta così a +5 punti sulle più dirette inseguitrici (Juve e Napoli), mentre i lanziesi scivolano mestamente verso la parte destra della classifica, ad 11 punti totali, meno della metà della squadra della Capitale. Le gare di rutto previste in molti paesotti delle estreme periferie della Regione vengono annullate, sostituite da terribili penitenze autoinflitte, come l’obbligo dell’uso di coltello e forchetta a tavola per ben tre giorni.

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La terza squadra di Milano

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Stagionatura 2012-2013

Scappato Reja per disperazione, LoTirchio per trovare un nuovo allenatore chiede ai suoi giocatori. Telefona anche al suo capitano in galera, Mauri, per verificare se tra i suoi amici zingari ce ne è qualcuno che possa allenare. Mauri si informa tra i suoi amici tagliagole, e riceve il nome di Petkovic, detto Peto. Lo passa a LoTirchio che all’inizio dice “mmm… mi puzza”, ma viene rassicurato dal passato dell’uomo, per essersi seduto per solo due settimane sulla panchina del Sion – squadra svizzera che lo scorso anno è stata penalizzata di 36 punti dalla Fifa – per la sfida salvezza nei playout, portandolo alla salvezza. Le parole magiche “penalizzazione” e “salvezza” hanno scaldato molti villici cuori, facendo di Peto già un eroe per il popolo biancobuzzurro.

La combriccola di malfattori si riunisce ad Auronzo di Cadore – un nome che già suona a burino, a provolone, e sta su le mundagne – e là il 18 luglio si sfiora la tragedia. L’estrema imbecillità lanziese si dimostra portando tra i monti anche l’aquila americana (ma l’aquila daallazzio non era “l’aquila imperiale romana”?) tenuta in schiavitù, Olympia. Ovviamente il volatile è scappato via. I bambini, figli dei pastori lanziesi lì transumati, sono scoppiati in lagrime, ed a poco sono servite le parole rassicuranti dei genitori “nun piagne, te cumbro nu pollo e se lu magnammo”. Gli organizzatori lansiesi hanno quindi  diffuso dagli altoparlanti del campo di allenamento l’inno della Lazio, ma ovviamente il povero rapace, disgustato da tale cafonaggine, s’è visto bene dal tornare tra tali bifolchi. Disperati, hanno dovuto tirare fuori le loro riserve di porchetta, trasportata direttamente da Ariccia, convincendo così l’affamata Olympia a tornare, per la gioia di tutto il popolo lanziale.

Ad inizio 2013 Mauri si presenta da LoTirchio e pretende che Rocchi venga allontanato. “Ho venduto le partite, sono andato in galera, mi hanno deferito e sicuramente mi squalificheranno per parecchi mesi per comportamento sleale. Ti ho dimostrato che sono un vero giocatore dallazzio, come Chinaglia, come Giordano, come Signori. Pretendo che mi si riconosca ufficialmente di essere l’uomo simbolo di questa squadra! Vendi Rocchi, e fai me capitano!”

LoTirchio non esitò un solo secondo, orgoglioso del suo giocatore! Rocchi fu immediatamente svenduto all’Inter.

Malgrado il pessimo precampionato, dove raccoglie solo sconfitte, la stagione dei “pigiamati” è trionfale: in campionato rimangono per buona parte sopra alla Roma (ne vengono superati solo alla conclusione del torneo), in Europa Ligghe per un po’ vanno avanti, ma sopratutto vincono 2 derby su 3, dei quali l’ultimo nella finale di Coppa Italia. La gioia è immensa, e la sera del 26 maggio si riversano al centro di Roma le centinaia di tifosi scoloriti che erano arrivati a Roma per vedere la partita allo stadio. Ma è soprattutto nelle varie altre città della Regione che esplode la gioia per aver sconfitto la squadra di Roma. Una gioia incontenibile, con persone che arrivano a tatuarsi sul corpo il simbolo della Coppa Italia e di tale evento.

Si organizza anche un funerale per la Roma, e con la solita delicatezza, i bifolchi scelgono una bara bianca da bambino per inscenare la triste e macabra mascherata. Se ne accorge anche Dio, che bestemmiando e schifato da tale idea prima si chiede come possa aver creato delle bestie così luride, e poi – sentitosi in colpa – decide di intervenire, facendo precipitare un incredibile temporale sulla Capitale.

Ma i burini sono più forti, e fortemente intenzionati a mostrare al mondo la loro disgustosa volgarità, così rinviano la farsa di una settimana. Aspettano che torni a splendere il sole a Roma, e tornano ad invaderla con i soliti mezzi impropri (carretti, trattori), come da sempre fanno.

Altra grande gioia è la promozione in serie B del Latina, squadra da sempre vicina (nel nome, ma anche per la condivisione dei tifosi) alla Lazio. Il vero derby, quello regionale, quello in cui potranno tifare per entrambe le compagini, si avvicina…

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Mauro Zarate, pastore di Formello

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SS Lazio, un ente immorale

IL ROMANISTA (29 mag 2012, di L. PELOSI) – Non è giusto dire che la storia della Lazio è una storia di scandali e partite truccate. Ce n’è una, ad esempio, che sicuramente i giocatori biancocelesti non si sono venduti. Si giocò il 7 novembre 1973, in Coppa Uefa, contro l’Ipswich Town. Un gol annullato a Garlaschelli fece infuriare giocatori e pubblico, seguì lancio di oggetti in campo e inevitabile squalifica da parte della Uefa. E così la Lazio divenne l’unica squadra italiana ad aver vinto lo scudetto senza aver potuto partecipare alla Coppa dei Campioni. D’altronde, come si diceva in Sud, certe emozioni c’è chi le vive e c’è chi le sogna. Ai brutti sogni devono aver fatto l’abitudine in casa biancoceleste, nonostante Mauri dopo l’interrogatorio si dicesse «tranquillo». E nonostante poco tempo fa il presidente Lotito parlasse di «tintinnio di manette», in uno dei rari momenti in cui non era impegnato a denigrare la proprietà della Roma.

Le manette peraltro lo stesso Lotito le aveva già sentite tintinnare il 14 novembre 1992. Una settimana prima la Lazio aveva perso 2-1 in casa contro il Torino, ma sicuramente lui era ancora più triste per la sconfitta della squadra di cui era tifoso, la Roma, finita ko 2-1 a Firenze. Una vicenda di appalti miliardari lo portò dietro le sbarre, come peraltro capitò anche al suo predecessore, Sergio Cragnotti, rinchiuso nel carcere di Opera. Ci arrivò direttamente dal Brasile. Si trovava lì per acquistare giocatori, dicevano i tifosi della Lazio. Perché temeva il peggio, sostenevano magistrati e avvocati. Cragnotti patteggiò poi la pena, qualche anno dopo le manette tintinnarono nuovamente per il crac Cirio. C’è chi truffa gli azionisti Parmalat e chi, forse, quelli della Lazio, magari con un bel patto parasociale con il genero Roberto Mezzaroma per evitare l’Opa. La Covisoc indaga, ma qui siamo già tornati a Lotito. Tra Lotito e Cragnotti, peraltro, c’era stato Ugo Longo. In precedenza era stato capo della procura antidoping Figc e nell’agosto del 1998 aveva dichiarato, trionfante: «Il doping nel calcio non esiste». Per conferma, chiedere a Stam e Fernando Couto, entrambi squalificati per doping quando vestivano la maglia della Lazio. Se i presidenti sbagliano, i giocatori non danno certo il buon esempio. Grazie agli eroi della Nord, la Lazio è stata coinvolta praticamente in tutti gli scandali del calcio italiano.

La prima volta, nel 1980, le manette tintinnano sulla porta degli spogliatoi dello stadio Adriatico. I carabinieri aspettano che Pescara-Lazio finisca, poi arrestano Cacciatori, Giordano, Manfredonia e Wilson per essersi venduti la sconfitta della loro squadra contro il Milan (ed averci pure scommesso sopra). Lunghe squalifiche, condonate per la vittoria del Mondiale nel 1982, con Bruno Conti sul tetto del mondo e la Lazio in B. Assoluzione in sede penale, ma solo perché il reato di frode sportiva fu introdotto nel 1989. Quindi niente processo, nel 1986, per Claudio Vinazzani, un altro che si è venduto la Lazio, condannata pure a 9 punti di penalizzazione da scontare nella loro sede naturale: sempre quella, il campionato di serie B. Ancora oggi, quando parlando dell’anno “del meno nove”, si commuovono e si abbracciano. Forse perché, per una volta, il tintinnio fu solo quello dei soldi del totonero.

L’ultimo grande scandalo del calcio italiano è stata Calciopoli e, guarda un po’, ancora una volta era coinvolta la Lazio, salvata dalla retrocessione a causa di una sentenza di primo grado scritta male. Ma le telefonate c’erano e costarono comunque una penalizzazione. E continuarono, provando ad «ammorbidire» il Lecce. O rispondendo a Cesare Previti, che si lamentava del fatto che il figlio fosse tenuto in panchina dall’allora tecnico degli Allievi Franco Nanni. «Ma me l’hanno imposto in nome della lazialità, sai, tutte ’ste cazzate» rispose il presidente, che della lazialità se ne frega da sempre. Come quando sorrideva felice al gol di Totti al derby nel 1999, lo trovate facilmente su youtube. «Ci abbracciavamo ai gol della Roma» ha ricordato Francesco Storace, colui che favorì la sua ascesa al club biancoceleste quando era governatore della regione che dà il nome alla squadra (ma perché, poi? A Milano c’è forse una squadra che si chiama Lombardia?).

Un’ascesa non semplice, c’era da far fronte a più di 100 milioni di debito con l’erario. Caricare i debiti sugli altri, in effetti, è un marchio di fabbrica. Ci provò anche il generale Vaccaro nel 1927, ponendola come condizione per entrare nell’As Roma. Italo Foschi disse no, per fortuna. Niente paura, gli oltre 100 milioni sono stati rateizzati, perché «non avremmo potuto rinunciare a tutto il debito che questa società aveva col fisco» dichiarò l’allora presidente del consiglio Berlusconi, e «per motivi di ordine pubblico».

Forse gli stessi che convinsero Collina, pochi giorni dopo la manifestazione a Via Allegri nel 2000, ad aspettare 86 minuti pur di far riprendere Perugia-Juventus? Chissà, forse la spiegazione era ancora più semplice, dato che pochi anni dopo Collina ammise di essere stato un tifoso della Lazio. Da designatore, ha mandato Antonio Damato, tifoso dell’Inter, ad arbitrare Roma-Sampdoria del 2009- 2010. Stefano Mauri è l’ultimo capitolo di questa storia. Capitolo che peraltro s’era aperto con Beppe Signori. Anzi, forse è solo l’inizio dell’ultimo capitolo. Ma è necessario arrivare fino all’ultima pagina per smettere di parlare di “ente morale”?

Stagionatura 2011-2012

Lot(r)ito presenta la sua nuova squadra, con due giocatori da cesso: il polacco rinnegato Water-Klose(d), che da anni non era titolare nel Bayern Monaco, e Cessò, francese che dimostrerà presto che il suo valore è tutto nel nome.

In Europa League Lalladsie esordisce col Gravodznja, squadra cittadina del famoso cantautore Zvodlan Grabnovic, facendo una goleada contro i disperati abitanti di quei luoghi, e passando agevolmente il turno.

Finalmente si rigioca il Derby, la partita che per i lanziesi vale un campionato. Alla fine del primo tempo una mediocre Roma è in vantaggio, ma lallandsie deve assolutamente vincere questa partita. L’arbitro è quindi costretto ad assegnare un rigore allallandsie e ad espellere un difensore della Roma. Lallandsie si porta in pareggio, ed ha 40 minuti per far valere la sua superiorità numerica. Non ci riesce. Bisogna aspettare sino allo scadere del 3° minuto di recupero per far segnare lallandsie, che finalmente dopo 5 sconfitte consecutive nella stracittadina vince il derby. Grande gioia nell’esultanza del polacco rinnegato Water-Klose(d) che mostra la maglietta con lo sponsor, una clinica geriatrica, perfetta per l’età media dei giocatori dellallanzie.

Passano i mesi, e dopo la pausa invernale del campionato lallanzie arriva a festeggiare i 112 anni della podistica con uno strepitoso 4-0 subito contro una delle squadre più forti della storia, il Siena, che sta lottando per non retrocedere. Solo pochi giorni dopo all’Olimpico in coppa Italia vince (su calcio piazzato ed a tempo scaduto) contro il Verona, che giocando in serie B offre ai burini gli stimoli giusti, riportandoli a tanti bei momenti a rosicare in serie cadetta.

E’ sempre l’odore di B a far vincere nuovamente i caciottari, stavolta contro il nemico di sempre, l’Atalanta, avversaria di tante battaglie per non andare in B e per tornare in serie A. Ovviamente lallanzie segna su rigore e vince grazie all’espulsione di un giocatore avversario… solo così riesce a vincere.

Arriva il calciomercato di riparazione, e Cessò viene subito scaricato (!). Reja vuole un giocatore veloce, così LoTirchio contatta il giapponese Honda (se Cessò era un cesso di giocatore, magari Honda è uno che corre!), ma all’offerta di tre caciotte al mese il giapponese risponde picche. LoTirchio, sdegnato, contatta altri 21 giocatori, ma nessuno sembra affascinato dall’idea di andare a giocare nella prima podistica della Regione Lazio. Disperato, a 12 secondi dalla fine del calciomercato, si porta a casa il romanista Candreva (ovviamente in prestito), dando enorme gioia ai suoi tifosi, euforici all’idea di tifare per l’ennesimo romanista in maglia biancobuzzurra.

Presto torna il calcio giocato, e lallanzie incassa un sonoro 3-1 in “casa” (si fa per dire, essendo l’Olimpico di Roma) dal non irresistibile Atletico Madrid con doppietta di Falcao, giocatore colombiano che deve il suo soprannome al Divino che poco giocò contro lallanzie, perché i burini in quel periodo stavano spesso in B. Non paga, la compagine burina cerca di esportare “lu pegurino” in Sicilia, ma dalla trasferta palermitana se ne torna con ben 5 cannoli farciti. Euforici, vanno “ammadridde” per perdere anche la partita di ritorno, festeggiando così la settima sconfitta su otto trasferte in terra spagnola.

Arriva quindi il derby, l’evento atteso tutta la stagione. Come vincerlo? Passano 7 minuti e la storia del derby di andata si ripete, ma stavolta senza dare il tempo alla Roma di passare in vantaggio: fallo da ultimo uomo, rigore per lallazzzio, e questa volta addirittura espulsione del portiere romanista! Lallanzie riesce così a vincere anche il secondo derby dell’anno.

L’8 marzo, festa della donna, i tifosi lanziesi si riversano a frotte a Formello per festeggiare il grande obiettivo della stagione, la vittoria del derby, bloccando con trattori e bestiame la circolazione a nord-ovest della Provincia di Roma. Ben 8 mila persone manifestano il loro orgoglio burino, per metter ancor una volta in chiaro che loro non hanno nulla da invidiare all’oltre milione di romanisti della festa de Circo Massimo per la vittoria dello scudetto del 2001.

Mentre per molti il campionato termina il 13 maggio, per i lanziesi va avanti. E’ infatti la fascista Polverini, “lanziala dogghe”, che decide di sfregiare Roma e la Romanità con la proposta di costruire la nuova discarica di Roma vicino Villa Adriana. “Così se la pija ‘nder culo quel riommanista de negro brasigliano!” sembra abbia detto la presidentessa della Regione Allanzio, credendo si trattasse della villa dell’ex giocatore della Roma.

E’ però nella mattina del 28 maggio che la stagione degli scoloriti ha una sterzata, con l’arresto del loro capitano Mauri per calcio-scommesse. Giubilo tra i tifosi lanziesi, che possono tornare a rosicare per l’ipotesi di perdere l’accesso alla EUROPA League, ma soprattutto perché già paventano un complotto internazionale ordito dalla squadra di Roma.